Reti di comunità, un gioco per capire la resilienza a conclusione della visita alla Selvaiana

Esperienze di resilienza: la Selvaiana

Un’esperienza diretta di un modello di vita resiliente, fondato su un’idea di ambientalismo totale, dall’autoproduzione del cibo e dell’energia all’ospitalità di persone e gruppi di studio, dalla militanza nei comitati contro l’incenerimento dei rifiuti al sostegno attivo alle realtà vicine che scelgono modelli socio-economici solidali.

La visita al Centro di vita naturale La Nuova Selvaiana programmata nell’ambito del corso “Sostenibilmente. Volontari per un’economia sociale” è iniziata da Villa Le Pianore e, a piedi, ha seguito il tracciato della vecchia Via Francigena. In pochi minuti, si arriva sulla collina che sovrasta la pianura di Capezzano (Camaiore), dove Pina e Alberto hanno realizzato un progetto di vita in sintonia con la Natura.

I pannelli fotovoltaici, la cucina economica, l’orto, la tenda yurta, il laghetto, il forno per il pane e la stanza per l’impasto, il vivaio delle piantine: la Selvaiana è un microcosmo di autosufficienza dove l’azione degli esseri umani accompagna e amplifica le potenzialità del luogo ricavandone (quasi) tutto il necessario.

Il gruppo di partecipanti al corso, molto numerosi, dopo il ristoro con orzo e pane all’olio, ha ascoltato il racconto di Pina e Alberto visitando tutta la struttura che ha anche un’ampia stanza in legno destinata ai gruppi che intendono svolgere incontri.

A conclusione, Max Strata ha proposto al gruppo di cimentarsi con una rappresentazione pratica del significato di “rete” e “resilienza”: una corda, che tenuta da tutti i nodi della rete, forma un intreccio capace di resistere ad eventuali avversità esterne e interne.

Il corso, organizzato in collaborazione con Cesvot e la Croce Verde di Viareggio, prosegue oltre che con incontri in aula, anche con una serie di visite e laboratori pratici che sono un modo alternativo di fare turismo, alla scoperta di luoghi e testimonianze di sostenibilità ambientale e sociale, meglio ancora se praticato con la giusta lentezza della mobilità dolce e con modalità di condivisione.

Daniela Francesconi

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